28.12.11

A principios de los años 80, con una operación tan simple como explosiva en sus efectos, Miguel Trillo (Cádiz 1953) deja de enfocar a los artistas subidos al escenario y comienza a disparar hacia el público: empieza así a recolectar fragmentos de identidades de masa que, en su totalidad, contribuyen a negar rotundamente la aparente uniformidad de la sociedad.

Con sus retratos Miguel Trillo no busca “afinidades” de especie o modelos de catálogo. En su Atlas Humano crecen a ritmo incesante las singularidades con sus impurezas y contradicciones. Son fragmentos de identidades y tiempo y, como tales, fugaces e inestables. Sin embargo, en toda su obra se observa cierta estabilidad a la hora de retratar: durante 30 años, sus personajes han posado de forma muy directa, con sus vestimentas “customizadas”, bajo luz mayoritariamente natural y en un escenario sin editar (“as found”) que generalmente establece un vínculo sutil con la identidad de sus protagonistas. Ha desarrollado su trabajo dentro de ese marco técnico estable y con una actitud lo suficientemente genérica y flexible como para poder interceptar las evoluciones no lineales de las identidades juveniles. La extensión temporal y física y la coherencia de su trabajo han convertido a Miguel Trillo en un “conector generacional”, un fotógrafo capaz de rastrear con la misma agudeza crítica tanto la órbita de los Pegamoides como la de los Post-Windsor (1)


(1)  El término “Generación Post-Windsor” fue acuñado por Popy Blasco, cool hunter y blogger cronista de la vida social y nocturna madrileña desde 2004


+info  :::  http://www.caac.es/

                 http://www.elangelcaido.org/


Escrito por Pablo Corbalán, Pilar Díez, Enrico Forestieri

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All’inizio degli anni 80, con un’operazione semplice ma dirompente nei suoi effetti, Miguel Trillo (Cadice 1953) smette di inquadrare gli artisti sul palco ed inizia a scattare fotografie del pubblico: comincia così a raccogliere frammenti di identità di massa che, nel suo complesso, contribuiscono a negare con forza l’apparente uniformità della società.

Con i suoi ritratti Miguel Trillo non cerca “affinità” di specie o modelli da catalogo. Nel suo Atlante Umano crescono a ritmo incessante le singolarità con le loro impurità e contraddizioni, Sono frammenti di identità e tempo e, come tali, fugaci e instabili. Tuttavia, nella sua opera si osserva una certa stabilità nei ritratti: durante 30 anni, i suoi personaggi hanno posato in modo molto diretto, con i loro abiti “customizzati”, sotto luce prevalentemente naturale e in uno scenario non preparato (“as found”) che generalmente stabilisce un vincolo sottile con l’identità dei suoi protagonisti. Ha sviluppato il suo lavoro all’interno di un quadro tecnico stabile e con un’attitudine sufficientemente generica e flessibile tale da poter intercettare le evoluzioni non lineari delle identità giovanili. L’estensione temporale e fisica e la coerenza del sua opera hanno convertito Miguel Trillo in un “connettore generazionale”, un fotografo capace di indagare con la stessa acutezza critica sia l’ordita dei Pegamoides come quella della generazione Post-Windsor (1).


(1) Il termine “Generazione Post-Windsor” è stato proposto da Popy Blasco, cool hunter y blogger cronista della vida sociale e notturna madrileña dal 2004


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                 http://www.elangelcaido.org/


Scritto da Pablo Corbalán, Pilar Díez, Enrico Forestieri

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Ciudad Real

1992

© Miguel Trillo

La Habana

2001

© Miguel Trillo

Bilbao

1995

© Miguel Trillo

Barrio de la Concepción, Madrid

1988

© Miguel Trillo

Festival Purple Weekend, León

1997

© Miguel Trillo

Cartagena

1996

© Miguel Trillo

Ciudad Real

1992

© Miguel Trillo

En la feria del Centro, Málaga

2003

© Miguel Trillo

‘Cerca King’s Road’, Londres

1982

© Miguel Trillo

 


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